Santa Maria in Valena (Valpolicella, VR)

sabato 20 dicembre 2014

Aggiornamento dall'Australia #2

In passato in Australia (e nei pressi) ci finivano i peggiori, o presunti tali, come riecheggiato in queste celebri (e amabilissime) note...


Andare in Australia oggi è soprattutto un'esperienza di vita, oltre che di viaggio. L'Australia per me ha a che fare con Lost e con il football australiano, due aspetti che hanno reso molto più "social" la mia esistenza. Chissà cosa accadrebbe se partissi anch'io...

Scrollando un po' scoprirete cose interessantissime grazie a VANOOGER.

Ora vi lascio però ancora nelle sapienti mani di Jacopo e Lisa.

Una settimana fa siamo arrivati nel paesello di Merrigum a due ore di treno e bus da Melbourne. Questo paese è al centro del nulla, nei dintorni si stende una campagna secca e giallastra.


Siamo alloggiati nel Merrigum Caravan Park in uno spartano bungalow di lamiera con un letto a castello un mobiletto e un frigorifero. A disposizione degli ospiti, tutti lavoratori nelle fattorie circostanti e provenienti da ogni parte del mondo, una cucina sotto una tettoia e bagni con doccie ecc.
Merrigum conta 621 abitanti al censimento ma immagino abitino in una area molto vasta, ne avrò visti si e no 10 in giro per le strade in questa settimana. Il paese grande più vicino è Shepparton a soli 30 km di distanza. A Merrigum c'è un piccolo bar/tavola calda/negozietto di alimentari molto caro, un pub dall'aria dimessa e una piscina pubblica. Per fare la spesa bisogna andare fino a Shepparton.

Al momento stiamo lavorando in una fattoria, di proprietà di un indiano, raccogliendo le albicocche. Si lavora dalla mattina fino alle 14 circa dopo è troppo caldo per continuare. Riguardo alla temperatura dalle 12 in poi fa caldo ma dal tramonto in poi scende il freddo, freddo a tal punto che abbiamo dovuto comperare delle coperte.
L'atmosfera generale che si respira da queste parti è di abbandono e incuria almeno per quanto concerne i campi prospicenti alle case, in cui ci sono automobili abbandonate, pezzi di macchinari agricoli e altro ciarpame assortito. D'altro canto le strade sono comunque pulite e non c'è sporcizia in giro; le case in particolare sono ben curate e con verdi praticelli davanti.
Gli australiani sono tutti molto cortesi e cordiali, in particolare in questo piccolo paese.

Mucche australiane sparse in tutta la zona
e pitturate da artisti locali per rendere omaggio
alla fiorente industria casearia locale


Se non l'avete ancora letto: Aggiornamento dall'Australia #1

giovedì 18 dicembre 2014

CHRISTMAS TIME - Una slitta per amica

Se a Natale non sapete cosa regalare, il regalo preparatelo voi. Bastano carta, penna, un po' di fantasia e di determinazione. E così il vostro racconto di Natale sarà pronto. Piegatelo, imbustatelo e scrivete pure direttamente sulla busta i vostri auguri. A proposito... buon Natale! 2.0? No! 25.12!


E' da tanti anni che non vado più montagna.
Non sono ancora così vecchia da non poter sfidare la gelida neve e lo scivoloso ghiaccio, è che Paolo preferisce gli sci. Paolo - di sicuro non lo riconoscereste - ora è diventato grande.
Fuma, anche se non si dovrebbe, e si è fatto un bel ragazzo, un ragazzo capace di avere anche tre fidanzate - e questo si dovrebbe fare ancora di meno - senza farsi scoprire da nessuna di esse.
Glielo dicono tutti i giorni i suoi genitori che deve mettere la testa a posto!
Anch'io, a modo mio gli ho sempre voluto bene, ma non gliel'ho mai potuto confessare: ogni volta che arriva Natale un brivido percorre sempre la mia invidiabile intelaiatura.

Quando era piccino, invece, di fidanzate neanche l'ombra. E a ben vedere, neanche con gli amici le cose andavano così bene. Il carattere di Paolo era chiuso, spesso e "volentieri" scontroso; tutto ciò si complicava di parecchio durante le feste di Natale, perché Paolo non amava la falsa gentilezza di tanti che solo in quel periodo dell'anno si preoccupavano di lui e lo cercavano per fargli gli auguri.
Tutto cambiò il giorno di Natale di vent'anni fa, quando, modestamente, entrai in scena io, Filippa la Slitta.
Paolo si aspettava ben altro - lo devo confessare - ma io, tutta infiocchettata d'oro e di rosso, colpii immediatamente la sua attenzione, proprio io che ero stata posta con cura sotto l'albero tra il maglione nuovo per papà e il profumo francese per mamma.
Il primo Natale trascorso con Paolo, come poi molti altri dei seguenti, furono davvero speciali. Il venticinque sera, dopo aver passato a tavola prima e a letto poi gran parte della giornata, Paolo preparava con entusiasmo le valigie, accompagnato dal suono delle classiche canzoni di Natale ma anche di quelle più pop e beat che rinverdivano con il loro suono ritmato la tradizione di campane e campanellini.
Destinazione... montagna!
Eh sì, la montagna è sempre stato il mio regno, almeno finchè Paolo - ve l'avevo già anticipato - non ha imparato a sciare... meglio di un maestro di sci!

Adesso, infatti, vivo in una cantina, ma almeno hanno scelto per me un posto speciale, non troppo umido, e mi hanno pure "imbalsamato" con cura. Mi sento importante... come un faraone egiziano!
L'unica cosa che ho sempre malsopportato è che, una volta uscita dalla fabbrica di slitte, nessuno abbia mai pensato di cambiare il mio nome. Filippa è certo un bel nome, un nome che riecheggia il mondo greco, che richiama le modelle, di quelle che per la loro silhouette compaiono in tv o sfilano sulle passarelle di moda. Ma Filippa... la Slitta... no, proprio non l'ho mai sopportato!










Ecco, io ho provato a scrivere il mio, ma per andare sul sicuro pescate dal tweet qui sotto. Non ve ne pentirete.

giovedì 11 dicembre 2014

POESIE - Per cogliere l'attimo

Diceva Neruda (oltre al fatto che di giorno si suda...)

« Queste memorie, o ricordi, sono discontinue e a tratti si smarriscono perché così appunto è la vita... La mia vita è una vita fatta di tutte le vite: le vite del poeta. »
(Pablo Neruda, nota introduttiva di Confesso che ho vissuto)

Scrivere (o lèggere) poesie ogni tanto, quando ne trovo il tempo e la disposizione d'animo, mi aiuta molto a cogliere quell'attimo del presente o anche del passato che, talvolta anche inconsapevolmente, ha lasciato un segno in me. Spesso non sono in grado di dire se quell'attimo o quel segno siano stati importanti o meno. Forse lo scoprirò solo vivendo...



... o forse quel ricordo finirà col non significare niente e quell'attimo sparirà per sempre.
Poco importa. Intanto, in qualche modo, l'attimo l'ho fissato in questi versi.


Dopo aver letto il bel libro di Massimo Gramellini si sono aperti in modo casuale alcuni cassetti della mia memoria, nei quali sono stivate sensazioni che sicuramente ho rimosso ma che - ho anche capito - non spariranno mai del tutto.

FAI BEI SOGNI

Forse il passato non mi perseguita più
Anche se a volte ricorre beffardo.
In sogno riappare distinto un ricordo

Brutto: il grigiore, io sempre solo, a fondo.
E non sono così pronto a incontrarlo.
Infine mi risveglio, dubbioso

Sul da farsi della giornata.
Ora comincia la vera sfida.
Gioca bene perciò le tue carte
Non sono poi molte le mani rimaste.
Intanto così ho ritrovato fiducia.



Secondo me, lo scambiarsi delle idee non banali, il confrontarsi sia sulle cose serie e sia su quelle facete, aiuta ad amare e ad accettare gli altri e noi stessi. Nelle pagine che leggo o che scrivo mi piace, quando possibile, ritrovare un po' di tutto questo. E anche un po', da novello Narciso, specchiarmi.

PAGINE

Parlo con leggerezza…
Con i libri che mi hanno accompagnato
ti scrivo lettere piene di me.


I bei fiori della nostra crescita,
l’ego orientale e viscerale,
il mio mondo colorato di giallo,
il tuo, arancione, dell’avventura,
il nostro lavoro, tracce di musica.

Tu mi risponderai con leggerezza?
Illuminerai passato e presente
per un cuore che cova il futuro?
Ti leggo e ti rileggo tra le righe
e ripenso al tuo sorriso capace
ogni tanto di sfogliare, filosofo,
le pagine del cuore.

Teniamoci in contatto.
Le scovo in queste lettere leggere
le pieghe della vita,
lettere piene di te, di me, di
noi?




A certe latitudini la guerra non ha smesso di infuriare. Fa comodo pensare che alla base ci siano semplicemente motivi religiosi e che le ragioni siano sempre altre. A ben vedere, i conflitti sono invece lì fuori, appena un passo dalla soglia di casa nostra. Il fatto è che, al di là di dove si trovino, nascono dentro di noi. E se lì, nel nostro intimo, può arrivare la poesia, speriamo che essa sappia sempre toccare le corde giuste. A me piace pensare alla poesia come a un piccolo seme di speranza, come nella celebre storiella ripresa da Bruno Ferrero.


SEME DI TERRA

La bufera infuria
su terre lontane,
lidi che il mare
accarezza malvolentieri.

Mare che ospita il male,
il male banale
il male violento
senza speranza.
Corrono i bambini sulla spiaggia
un gioco meno innocente li prende.

La terra s'abbuia
inondata dalla guerra,
il suo viso vitreo incornicia
un ampio sorriso di pietra.

Guerra che chiama la guerra,
tra sassi e bombe cade
tutto ciò che di buono era nato.
S'alzano così impenetrabili muri d'odio
l'ignoranza cementa vili interessi.

Io allora ci ho provato
qualche volta
a volare lassù
a gettare un minuscolo
sguardo dall'alto.
Ma incombono altre lotte,
si scorgono laggiù
sotto il cappello celeste.

Sì... la notte è ovunque
non abita solo terre lontane,
regala riposi brevi e fugaci
succede tramonti senza orizzonte.

Tu... sei ancora un piccolo seme
ma dai poteri straordinari
quando in noi trovi il terreno più adatto.



In fondo, come sostiene Luciano Ligabue, cantandolo nella sua ultima hit, "Sono sempre i sogni a dare forma al mondo, sogno sempre i sogni a fare la realtà". Vorrei perciò congedarmi così.

Questa piccola storia (cliccate nel tweet e leggetela, mi raccomando) mi piace tanto, un po' perchè siamo in Valpolicella, una terra veramente splendida che spero non venga lasciata in balìa di un destino poco poetico, un po' perchè il figlio dei protagonisti (che ho conosciuto) è stato un mio alunno in prima media a San Pietro in Cariano, molto di più perché per me essa rappresenta quel giusto mix di sogno e poesia che un giorno o l'altro spero tanto io possa trapiantare anche nella mia di... vigna.
Magicabula!

lunedì 8 dicembre 2014

Aggiornamento dall'Australia #1

Jacopo e Lisa scrivono dall'Australia... una terra e i suoi paesaggi (!!!) che prima o poi vorrei tanto visitare. Condivido con voi, cari lettori del blog, i loro aggiornamenti.

Ciao a tutti, ecco il primo aggiornamento sulla situazione qui in Australia e qualche foto.
Il viaggio è andato bene anche se molto lungo, durante il volo ci hanno frequentemente servito pasti, circa ogni tre ore alternando pasti caldi e snack freddi. L'aereo, un Boeing 787-800 era dotato di ogni comfort inclusi videogiochi e film per ogni sedile. Il cibo era buono ma, come ci aspettavamo, molto speziato.

All'arrivo a Melbourne non incontriamo alcuna difficoltà alla dogana né particolari controlli o ispezioni. Una rapida e confortevole corsa in autobus ci porta alla stazione centrale che dista poche centinaia di metri dal nostro albergo.

Il giorno seguente, 9 dicembre, visitiamo la città, il Queen Victoria Market e il Flagstaff park.


L'attrazione per il 10/12 è una gita allo You Yang reserve. La guida ci preleva, assieme ad un'altra turista, in centro a Melbourne e ci porta con il furgoncino all'interno del parco. Alternando tratti a piedi e spostamenti con l'auto possiamo ammirare vari koala, un paio di canguri, un wallaby e persino un echidna in libertà nel loro ambiente naturale oltre a innumerevoli uccelli.
Per pranzo ci servono degli ottimi panini imbotti e del the preparato al momento.
Dopo pranzo ci spostiamo al Serendip sanctuary dove abita un numero branco di canguri che abbiamo la fortuna di vedere tutto assieme. Quando si disperdono possiamo avvicinarne alcuni che si lasciano osservare senza fuggire.



La giornata dell'11 si snoda ancora in città, alla mattina saliamo sulla sommità dell'Eureka building che è l'edificio più alto dell'emisfero meridionale. Dalla terrazza si gode una vista panoramica su tutta la zona abitata.
Nel pomeriggio un altra corsa sul City Circle tram, tram gratuito che percorre il periplo del centro cittadino, ci porta a esplorare la zona del Royal Exhibition building.



Oggi, 12/12, ci trasferiamo verso nord, verso la zona rurale.


A Melbourne si può trovare ogni tipo di cucina e di cibo, però chiudono tutti molto presto alla sera. Nonostante questo siamo riusciti ad assaggiare cibo greco, vietnamita e grigliata locale.

sabato 6 dicembre 2014

LETTURE - Storia di una professoressa


VAURO SENESI
Storia di una professoressa
Edizioni PIEMME


Cari amici del Blog, rivalutiamo le quarte copertina. Se anche il blog ne avesse una (di quarta di copertina) non ci sarebbe dubbio: lì trovate tutto. Quella di questo bel libro sulla scuola, sugli insegnanti, sui ragazzi, sull'Italia degli ultimi quaranta/cinquant'anni, nella fattispecie recita così:

"Quelle di Vauro Senesi sono storie di vita che sanno raccontarne mille altre"
(Il Venerdì di Repubblica)

La vicenda ruota intorno ad Ester protagonista e narratrice (interna) e si svolge dalla sua prima giovinezza, nella quale vive l'impegno nel mondo della parrocchia e del volontariato, scoprendo sia l'amore che il sesso, fino alla sua piena maturità, segnata indelebilmente da una maternità assai speciale, passando attraverso (come da titolo) la storia di una professoressa, una professoressa che crede prima di tutto nelle persone e poi nella Scuola, specie se le persone e la Scuola in questione hanno bisogno di lei.

E' una lettura - come mi ha suggerito colei che il libro me lo ha prestato - sorprendente.
Sorprendente in primo luogo è l'autore, Vauro (sì, quel Vauro!) Senesi, che noi siamo abituati a vedere con la penna in mano, ma per tracciare disegni più che lettere.


Sorprendente perché la storia raccontata la conosciamo bene, essendo - mi ripeto - quella dell'Italia che passa dalla contestazione giovanile/studentesca al disimpegno degli anni Ottanta, spingendo il cosiddetto riflusso fino agli anni Novanta e forse oltre, trasformando la sua anima contadina e (sotto)proletaria in moderna (ma un po' senz'anima...). 




Sorprendente, infine, perché la vita di Ester si svolge in modo assolutamente lineare anche se non banale o scontato, e nonostante ciò la narrazione di Vauro (una narrazione, intendo dire, senza suspense o colpi di scena) scorre serenamente anche nei momenti più critici.
Ciò è sicuramente il segno - credo - del rispetto (e quindi dell'intelligenza) con cui l'autore ha trasposto in racconto una storia vera, per farla assaporare a chi crede nelle piccole sfide quotidiane, quelle sfide che, anche se difficili, anche se impegnative, sono i gradini da salire per poter arrivare un giorno (e non sarà certo facile, prevedo) a essere contenti della nostra vita, comunque si sia incanalata.
Il finale, affidato alle voci degli studenti intenti a dar vita a un coro greco, ha qualcosa di delicatamente solenne e permette perciò di far risuonare ancora meglio il messaggio che ogni lettore "senza tappi di cera nelle orecchie" (paracitazione del testo) potrà ricavare per sè dalla lettura di "Storia di una professoressa".

venerdì 28 novembre 2014

Il grande schermo e il grande orecchio

Gli anni passano: ultimamente è un tema ricorrente nei miei post, o forse - meglio - nei miei pensieri.
E un po' - lo confesso - mi sono preoccupato quando un'amica e collega veronese/veneziana (l'imprinting veneziano però non ne esce dimezzato e non tramonta lontano dal Lido, e in fondo prevale, proprio perché da sempre i veneziani sono abituati a viaggiare) mi ha inviato questo tweet.
Intanto - ci tengo a precisarlo - pur avendo i termini per iscriversi al club, Antonella ha uno spirito e una presenza giovane; inoltre i pomeriggi e le sere è meglio non passarli né a scuola, né a giocare a burraco (al quale, lo confesso, ho giocato poco ma con successo... che sia un segno!?) dietro quelle tende a listarelle. Insomma, cara Antonella, ci sono veneziane e veneziane

Molto meglio il cineforum, passatempo che ormai frequento da un numero imprecisato di anni. Quanti? Gli anni passano... non ricordo... mi organizzerò meglio per ricordare!


E' proprio qui, al cineforum, che, oltre a gustare del buon cinema (sia chiaro però che se qualche volta il vino sa di tappo, ugualmente anche qualche film saprà di pacco) si può fare, specie negli appuntamenti in solitaria, una delle esperienze più trascinanti per rianimare una spenta, nebbiosa, piovosa (e tutti altri aggettivi in -osa che vi vengono in mente) serata: il grande orecchio!
Il grande ascolto è un'attività a carattere ludico-ricreativo che necessita di due semplicissimi requisiti: un grande schermo e alcuni spettatori che cercano a capocchia (a essere volgari si potrebbe cambiare il punto di vista... anatomico) di ricostruire trama e titolo di un film. E tu, lì accanto, che fingi di rilassarti o di consultare il cellulare. Ma intanto sogghigni, perché conosci la risposta.

Et voilà, in ordine sparso, la cesta che contiene alcuni frutti di questi miei anni di grande orecchio al Cineforum. Cedo la parola ad alcuni ignari (sic!) commentatori (me compreso, ma non vi svelerò altro, se non che la maggior parte degli "indovinelli" li ho rielaborati a mio piacere e sulla base di mie personali gaffes). Prendetelo insomma come un gioco (a piè di post le soluzioni, con link a FilmTv se vorrete saperne di più). Un gioco a rischio spoiler, tra l'altro.

"Ti ricordi quel film?"
"Ah, sì... quello... Ma come si intitolava?"

ASPETTARE STANCA: film visto da non molte settimane... quello dei due che giocavano a fare il puzzle.

NIENTE ALDO: facile facile e vero al cento per cento (con crossover giovanninopascoliano-giacominoleopardiano) ecco: "Ma sì dai, il fanciullino!"

LA ACCENDIAMO? quello dove lui all'inizio finisce nella cacca, ma alla fine balla in stazione.

SDOGANIAMOLI: c'è lui, l'attore quello bravo, che è stato anche sposato con Madonna. E che fa la parte dell'omosessuale.

BANG BANG BANG: il protagonista è polacco ma vive in America. Nel film spara tre volte con le dita.

SULLE ALI DELLA LIBERTA': dai, il film strano, quello francese (ma anche italiano) del bambino che vola con le ali.

VOLARE: quello che finisce male (non lo dovevo dire scusa...) dove c'è George Clooney che viaggia solo con una valigetta. Non ti ricordi?

DON'T CRY FOR ME ARGENTINA: il film argentino, uno dei più belli degli ultimi anni, che fa ridere, un po' piangere e soprattutto tanto pensare.

OLIO DI VOMITO: Litigano e discutono per tutto il film; gli attori sono bravissimi e a un certo punto qualcuno vomita. O no, era in altro film, la scena, forse?!

ACQUA ALTA: Il film sulla cinese in Italia, dove c'è anche l'acqua alta nel bar. Ma siamo a Chioggia e non a Venezia.

CHI E' SENZA PECCATO... Pellicola iraniana. Alla fine tutti nascondono qualcosa. L'ultima inquadratura è (quasi) geniale e (abbastanza) fastidiosa perché ci capisci ancora di meno.

KLINGE KLINGE KLINGE: il film sui turchi che emigrano in Germania dove in una scena si sente Klinge Klinge Klinge per far capire che allora ti sei integrato (giuro che mi ha citato la Gialappa's in una radiocronaca).

LE BUGIE (NON) HANNO LE GAMBE CORTE: il film danese che ti insegna a non fidarti delle bambine, bravissime a dire bugie, specie se stanno attente a non calpestare le linee delle mattonelle. Memorabile la scena in cui si interrogano i bambini, vero Jacopo?

OGGI SI MANGIA... Quello che inizia e finisce coi binari del treno, nel quale si preparano i pasti nella gavetta. Leggerino (il film, non il pasto) dicevano tutti alla fine.

IL MUSICHIERE: Film da prendere con le molle, nel senso di stare attenti a come se ne parla e a chi. Questione d'età, perchè la protagonista ha tra i cinquanta e i sessant'anni e vuole ancora godersi la vita in tutti... i sensi! Titolo musicale.

CURRY MOVIE: Siamo in una coloratissima Nuova Delhi e anche se nel film si parla soprattutto di matrimonio a un certo punto si continua a girare con le scene attraverso una città globalizzata. Manca solo la scena di quella pubblicità nella quale dei giovani indiani continuano a sbattere l'auto contro il muro per creare un design occidentale. 

La perla più grande, però, non l'ho raccolta al cinema ma (sempre nel chiuso di una sala) a teatro, precisamente a Velo Veronese. Durante l'intervallo del "Toni delle Croci" (spettacolo di cui scrissi qualche estate fa) il protagonista era un uomo di montagna, dal carattere e dai comportamenti assai singolari. Il dialogo tra due (assai singolari) vecchiette circa il protagonista suonava più o meno così:
"Eto visto Reimen?"
"Qualo? El film?"
"Sì, quelo con Dasti Ofmà. El par proprio lù.".

Buon ascolto (e buone soluzioni) a tutti, non prima di avervi lasciato un paio di consigli (spero graditi) per cine-lettori (più o meno incalliti)!


PETER BOGDANOVIC

"Chi ha fatto quel film?" 

"Chi c'era in quel film?"




ASPETTARE STANCA: Una promessa

NIENTE ALDO: Il giovane favoloso 

LA ACCENDIAMO? The millionaire

SDOGANIAMOLI: Milk

BANG BANG BANG: Gran Torino

SULLE ALI DELLA LIBERTA': Ricky - Una storia d'amore e di libertà

VOLARE: Tra le nuvole

DON'T CRY FOR ME ARGENTINA: Il segreto dei suoi occhi

OLIO DI VOMITO: Carnage

ACQUA ALTA: Io sono Li

CHI E' SENZA PECCATO... Una separazione

KLINGE KLINGE KLINGE: Almanya

LE BUGIE NON HANNO LE GAMBE CORTE: Il sospetto

OGGI SI MANGIA... Lunchbox

IL MUSICHIERE: Gloria

CURRY MOVIE: Monsoon Wedding



sabato 22 novembre 2014

Amici miei

Sono sopravvissuto alla "serata" di ieri...
Eravamo quattro amici al bar... e non solo.

Quando sabato mattina sono prima tornato a casa e poi ad occuparmi del resto della mia giornata mi è subito venuto in mente un film.


Gli anni passano, lo spirito sopravviverà?