Santa Maria in Valena (Valpolicella, VR)
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giovedì 17 luglio 2025

#letture > NON SPARATE SULLA SCUOLA

Gianna Fregonara e Orsola Riva, giornaliste Corsera, fin dal sottotitolo (Tutto quello che non vi dicono sull’istruzione in Italia) mandano un chiaro messaggio: la scuola italiana è da lungo tempo un luogo comune, uno stereotipo forse non difficile da smontare, ma certamente un mondo molto arduo da innovare.

Il libro racconta alti e bassi, eccellenze e contraddizioni della scuola Italiana, con il risultato che quando un insegnante, come me, lo legge può avere la sensazione di trovarci un banale riassunto di quello che ogni giorno discute coi colleghi, altri invece un interessantissimo resoconto di tutto quello che a scuola si cerca di migliorare, nonostante i cambiamenti socio-culturali e antropologici procedano a una velocità (non saprei quantificare le proporzioni) ampiamente superiore.

Tutto sta nel come ciascuno di noi si pone davanti alla sfida più grande della scuola, che, da sempre, è costruire un futuro per i nostri giovani.


Anche alla luce dei più recenti dati, dei quali si sono QUI occupate le autrici stesse, siamo consapevoli (è una domanda la mia che cita l'articolo disponibile nel link) che, come ha spiegato il presidente dell’Invalsi Roberto Ricci, «l’allargamento della platea scolastica si è tradotto in un aumento della dispersione implicita (quella esplicita è finalmente in calo) un po’ come un’auto che prende a bordo cinque persone anziché quattro ma consuma di più gli pneumatici»?

Insomma, concludono le giornaliste, la scuola italiana oggi tiene tutti a bordo, ma arrivati a fine corsa c’è chi si ritrova a camminare scalzo.



venerdì 2 febbraio 2018

#attualità FALLIMENTI SCOLASTICI

Questa volta la notizia non ha destato così grande scalpore...

Accoltella al volto la professoressa durante la lezione di italiano


È accaduto all’Istituto Superiore “Ettore Majorana” di Santa Maria a Vico, nel Casertano. Il 17enne è in stato di fermo. Per l’insegnante una prognosi di 15 giorni.
... prima o poi doveva succedere, o forse qualcosa di simile è già successo, chissà.
Certo non serviva quest'ultima notizia a certificare lo stato di crisi del nostro sistema scolastico, che sembra da almeno una ventina d'anni (difficile dare un preciso orizzonte temporale - Don Milani ne denunciò i limiti molto prima - ma la fine degli anni Novanta, a mio più che modesto avviso, sembra aver esaurito la spinta di un vero rinnovamento) perdere inesorabilmente pezzi sotto molti punti vista (edilizio, didattico, motivazionale, etc., etc., etc.).

La professoressa accoltellata che dichiara fallimento non sta forse dichiarando solo il suo di fallimento... forse è quello di molti (adulti o presunti tali).
Cosa succeda nel mondo della scuola è ben noto a tutti, e non lo devo certo spiegare io che, pur essendo un insegnante che in aula ci entra quotidianamente, non ho la pretesa di chiarire quello che è fin troppo evidente, anche al di fuori di questo mondo.
Gli adulti si sono arresi, o forse non sono nemmeno loro del tutto adulti e responsabili difronte a ragazzi e studenti che di domande, in fondo, non se ne fanno poi troppe...


domenica 15 febbraio 2015

IN GITA - Miracolo a Milano

Sono sopravvissuto alla Gita a Milano (il famoso viaggio... distruzione). Superata la prova del biscione! A proposito sapete cosa simboleggia ancora oggi?

Mentre a Verona impazzava il Carnevale, alcune classi terze hanno scelto di non indossare la maschera, salendo sul pullman e non sul carro per una gita in trasferta. Le sezioni I ed M hanno così vissuto il loro speciale “vènardi gnocolàr” a Milano, in visita alla Pinacoteca e al Cenacolo.



La giornata si è aperta con il tradizionale approdo in piazza Duomo per le foto di rito ed è proseguita con la visita alla casa di Alessandro Manzoni, all'interno della quale è stato possibile ammirare la notevole libreria di uno dei padri della lingua italiana, nonché respirare il clima di modestia, amicizia e nobiltà che a lungo l'ha caratterizzata.
Poco distante, a Brera, i capolavori del Medioevo e del Rinascimento italiano (senza però dimenticare Caravaggio, i Macchiaioli e le avanguardie del Novecento) hanno lasciato tutti a bocca aperta, anche perché i ragazzi avevano preparato la visione di alcuni dipinti sotto la guida dei loro insegnanti. Per questo si è sostato a lungo davanti al Cristo morto di Mantegna e si è atteso con curiosità di giungere nelle ultime sale di un ricco percorso espositivo per ammirare dal vivo il celeberrimo bacio di Hayez.
Nel primo pomeriggio il cerchio si è chiuso con Leonardo da Vinci, che nel refettorio di Santa Maria delle Grazie ci ha lasciato (speriamo per sempre, date le problematiche della conservazione) quel capolavoro della pittura, della fede e del mistery (l'ordine sceglietelo voi) rappresentato dal Cenacolo. 

La visita a Milano ha in definitiva offerto ai ragazzi la possibilità di intuire (dal vivo) la portata dell'Expo2015 (molti i cantieri aperti ormai in stato avanzato), di arricchire le loro conoscenze di alcune opere che ben rappresentano il Nostro patrimonio (nonché primato) artistico e, dopo essersi più che abbondantemente (sic!) rifocillati, di godersi nella “commercialissima” via Dante, in modalità freetime, il clima meneghino di quella che è forse la vera capitale d'Italia.

Com'è bella Milano! 
Firmato SIGNOR G.



La città di Milano e la famiglia dei Visconti

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lunedì 5 gennaio 2015

LETTURE - Solo se interrogato



Solo se interrogato. Appunti sulla maleducazione di un insegnante volenteroso
Starnone Domenico
Editore Feltinelli (1995), pp. 164 - collana Serie bianca


A mio parere, la Scuola la fanno soprattutto gli studenti: sono loro il centro della relazione educativa, relazione che, seppur triangolare (alunno-Scuola-Famiglia), andrebbe costruita sovvertendo i principi della geometria euclidea, in nome di modelli interpretativi meno razionali, magari più funzionali ed efficaci, per permettere ai ragazzi di essere protagonisti e non semplici "lati" o "punto di vertice" (del triangolo, ovvero spettatori) della propria formazione scolastica.
Ma poi a raccontarLa, la Scuola, in fondo sono soprattutto gli insegnanti. Delle famiglie non fidatevi. E se proprio volete udire una voce altra, rivolgetevi agli studenti, anche se loro chiedono soprattutto che la Scuola finisca il prima e il meglio possibile. Loro sì, gli studenti, hanno le idee chiare! In fondo sono quelli che a Scuola, a parte i bidelli (ma non ci sono più i bidelli di una volta... per questo la Scuola va a rotoli...), nel corso di un anno ci passano più ore di tutti.


Per la verità anche Domenico Starnone ha le idee molto chiare e le espone con stile diretto, sicuro e ... pessimista, ma condito di quel realismo che rende il pessimismo stesso qualcosa di diverso. Quasi un lamento di speranza. Il suo è perciò un libro che non piacerà a tutti, perché - diciamolo francamente - non c'è categoria più invisa nel mondo della Scuola di quella di un insegnante critico e lamentoso che cerca però di proporre qualcosa di diverso dal solito.



Infatti, Domenico Starnone, celebre scrittore e sceneggiatore, è prima di tutto un insegnante. Nel suo occuparsi a 360° di Scuola, si domanda in questo libro (che della Scuola ripercorre l'evoluzione didattica alla luce di attente e mirate letture e di una decennale esperienza sul campo) come possano insegnanti e alunni essere protagonisti di un modello diverso da quello tradizionale, che ti insegnava a rispondere solo se interrogato.




Finora il senso di un'educazione io l'avevo ritrovato solo leggendo i magnifici Fiori Italiani di Meneghello, volume nel quale si racconta l'istruzione e la formazione degli italiani durante il Ventennio, senza che poi essa abbia trovato un vero rinnovamento in altre epoche.

Stanone stesso è costantemente alla ricerca di una specificità, una specificità che in passato esisteva ed andava bene, prima a dare una forma compiuta all'Italia Unita, poi a quella Fascista.
Ma ora, dopo il Sessantotto, dopo molte Riforme scolastiche (alcune ancora da venire, in quanto Starnone pubblica poco dopo l'introduzione dei Programmi Brocca), è ancora tempo di ridiscutere, quando all'orizzonte è difficile intravedere qualcosa di veramente significativo?
Occorre infatti fare i conti, citando il prof. Massimo De Carolis, con una cultura che "nel mondo contemporaneo, diventa pubblicità". L'insegnante capace, al limite, diventa un bravo intrattenitore o, nel migliore dei casi, una fortunata eccezione rispetto alla media, tanto più se in grado di portare i ragazzi sulla strada non tanto del miglioramento fine a se stesso quanto di una scoperta delle proprie reali potenzialità e della propria personalità (seppur in fieri).

Snodo cruciale della lettura diventa perciò il confronto (di Starnone, degli studenti, di noi lettori) con il William Wilson di Edgar Allan Poe. Invitando i più curiosi alla lettura integrale del racconto per costruirsi una personale opinione al riguardo, ricordo solo che il tema del DOPPIO ben sintezza la molteplicità e la mutevolezza che, specie in età scolare, gli studenti vivono nella relazione con la famiglia, con gli insegnanti, con i compagni e (in fondo) anche con sè stessi.


Domenico Starnone in fondo il pessimismo lo predica, ma l'ottimismo lo coltiva, tanto da proporre ai suoi studenti la costruzione di una cassetta (con tanto di fori di areazione) nella quale introdurre le domande a partire dalle quali costruire una vera lezione, specialmente le domande alle quali diventa impossibile rispondere, segnale che forse sono le più importanti e decisive. Gli studenti lo seguiranno?

Che fine farà quella (ben più) grande scatola dei desideri che è, o forse meglio è stata, la Scuola?

sabato 6 dicembre 2014

LETTURE - Storia di una professoressa


VAURO SENESI
Storia di una professoressa
Edizioni PIEMME


Cari amici del Blog, rivalutiamo le quarte copertina. Se anche il blog ne avesse una (di quarta di copertina) non ci sarebbe dubbio: lì trovate tutto. Quella di questo bel libro sulla scuola, sugli insegnanti, sui ragazzi, sull'Italia degli ultimi quaranta/cinquant'anni, nella fattispecie recita così:

"Quelle di Vauro Senesi sono storie di vita che sanno raccontarne mille altre"
(Il Venerdì di Repubblica)

La vicenda ruota intorno ad Ester protagonista e narratrice (interna) e si svolge dalla sua prima giovinezza, nella quale vive l'impegno nel mondo della parrocchia e del volontariato, scoprendo sia l'amore che il sesso, fino alla sua piena maturità, segnata indelebilmente da una maternità assai speciale, passando attraverso (come da titolo) la storia di una professoressa, una professoressa che crede prima di tutto nelle persone e poi nella Scuola, specie se le persone e la Scuola in questione hanno bisogno di lei.

E' una lettura - come mi ha suggerito colei che il libro me lo ha prestato - sorprendente.
Sorprendente in primo luogo è l'autore, Vauro (sì, quel Vauro!) Senesi, che noi siamo abituati a vedere con la penna in mano, ma per tracciare disegni più che lettere.


Sorprendente perché la storia raccontata la conosciamo bene, essendo - mi ripeto - quella dell'Italia che passa dalla contestazione giovanile/studentesca al disimpegno degli anni Ottanta, spingendo il cosiddetto riflusso fino agli anni Novanta e forse oltre, trasformando la sua anima contadina e (sotto)proletaria in moderna (ma un po' senz'anima...). 




Sorprendente, infine, perché la vita di Ester si svolge in modo assolutamente lineare anche se non banale o scontato, e nonostante ciò la narrazione di Vauro (una narrazione, intendo dire, senza suspense o colpi di scena) scorre serenamente anche nei momenti più critici.
Ciò è sicuramente il segno - credo - del rispetto (e quindi dell'intelligenza) con cui l'autore ha trasposto in racconto una storia vera, per farla assaporare a chi crede nelle piccole sfide quotidiane, quelle sfide che, anche se difficili, anche se impegnative, sono i gradini da salire per poter arrivare un giorno (e non sarà certo facile, prevedo) a essere contenti della nostra vita, comunque si sia incanalata.
Il finale, affidato alle voci degli studenti intenti a dar vita a un coro greco, ha qualcosa di delicatamente solenne e permette perciò di far risuonare ancora meglio il messaggio che ogni lettore "senza tappi di cera nelle orecchie" (paracitazione del testo) potrà ricavare per sè dalla lettura di "Storia di una professoressa".