Santa Maria in Valena (Valpolicella, VR)

sabato 22 novembre 2014

ANDIAMO AL CINEMA - Il giovane favoloso

A volte ci penso. Ho più anni di Leopardi.
Te lo dico, cara Antonella, che mi hai fatto voglia con la tua legittima curiosità di scrivere questo pezzo.
"semel tutor semper tutor" (anche perchè a ben vedere l'altra tutor sarebbe RF...)


un quarantaduenne a volte un po' ingobbito VS uno strepitoso Elio Germano

Giacomo Leopardi morì a Napoli a trentotto anni e dopo la sua morte il mondo rimase lo stesso, o al limite peggiorò, dato che le sue sorti, come puntualmente pronosticato, non si rivelarono poi così magnifiche e progressive. Ciò che cambiò per sempre, invece, fu la poesia italiana.


Era dai tempi di Petrarca che il racconto di sè sottoforma letteraria non raggiungeva una certa eccellenza. Dante era stato passionale (oltre a portarsi addosso la condanna cinquecentesca di non possedere  uno stile esemplare, "onta" non poi così negativa a ben vedere se poi il padre della lingua italiana sarebbe diventato, e rimasto, lui); Boccaccio (scusate la tautologia) era stato boccaccesco. E poi? Dopo la grande triade, il diluvio! Il diluvio sotto il quale sembrava per sempre essersi chiusa la classifica per il primato letterario: Tasso era stato vittima della stessa follia dell'Orlando ariostesco; Galilei aveva abiurato ed era rimasto imprigionato nel suo celeberrimo "Eppur si move" (la sua fondamentale prosa scientifica non gli ha nemmeno assicurato un risarcimento di stima, in quanto ancora oggi non è tanto apprezzata e forse nemmeno poi così tanto studiata); Alfieri finiva sempre per suicidarsi o rimanere legato ad una sedia. Finché non è arrivato l'uomo di Recanati, quello che grazie alla Scuola tutti conoscono.

Orbene, la scuola almeno un merito ce l'ha!

Il merito di aver reso il Nostro Giacomo il principe della poesia italiana (anche più degli altri candidati all'X Factor della poesia, ovvero la seconda triade Pascoli, Carducci, D'Annunzio o i decisamente più contemporanei Montale, Caproni, Luzi, Zanzotto).
Ma non troppo, credo. Ahimè... ahinoi... mi riferisco ai tanti demeriti! E sono quasi certo (ma ditemelo voi, voi che qualche volta avete la pazienza e la bontà di leggermi) che nel film di Martone la scena del Nostro che sembra essersi recato (in cerca di dolce compagnia) in una sorta di privèe dantan (o antelitteram se preferite, e con tanto di cilecca), veda nei bambini spioni e "burlieri" verso il Giacomo Nazionale simboleggiata la pratica di insegnamento a cui è stato soggetto Giacomo stesso nella nostra scuola (s minuscola 'sto giro): Leopardi il gobbo, Leopardi incapace con le donne, Leopardi sfigato. Insomma, Leopardi da ammirare ma anche da deridere...


L'io letterario, che in Petrarca era sostanzialmente emblematico, con Leopardi Giacomo Taldegardo da Recanati si era fatto improvvisamente assai più filosofico e addirittura spietatamente ironico. Insomma, era nata in tutto e per tutto la cultura moderna, quella di un sublime in cui l'io sprofonda ancora, magari nell'infinito o nella luna o nel ricordo di Saffo...



... ma allo stesso tempo sa innalzarsi alle vette e resistere alle avversità, alla sventura, alla vita stessa. Il tutto al grado massimo! 


Come una ginestra!!

Ed ecco arrivare un film fresco e "filologicamente" (quanto sarebbe piaciuto questo avverbio al nostro Leopardi della fase "sudata") aggiornato, cioè una pellicola nella quale i dialoghi non sono mai troppo invadenti o sono magari felicemente trasportati in blocco direttamente dalla lirica originale leopardiana: si fanno parlare le inquadrature, siamo messi in subbuglio continuo dalla colonna sonora.
Dai giochi con lo spadino, alle disfide stile quiz, ai ritratti tirannico/anche-faceto paterno e dispotico/anafettivo materno, alle vicini filatrici, alle filate goffe da Recanati, ai mèntori vari, tutto torna, come nella stessa letctio sotto i baffi che ai tempi della mia università il professore, saggista e montaliano, Gilberto Lonardi propose ai corsisti di Verona (proprio a partire dalla rilettura dell'Epistolario, rilettura che ovviamente agli interessati consiglio). Sono le lettere (insomma dovete ripassarvi la biografia di Leopardi) la conditio sine qua non per gustare e "aggredire" a pieno il film di Martone, e non rimanere impreparati alla (ri)comparsa di Giordani o di Viesseux, del venditore di almanacchi o dei giocatori di pallone (a proposito, secondo me, lassù da qualche parte, Gianni Brera ringrazia). Vi ricordate chi vince tra i topi e le rane? Io no.






Tutto torna chiaro, chiaro e azzurro come il vestito e il mare di Napoli, città nella quale è annegata la vita del Nostro più grande poeta, poeta del quale, nonostante tutto (specie gli stereotipi) e nonostante tutti (i detrattori di una poesia che guarda in faccia, ma anche attraverso, la realtà), nessuno è mai riuscito ad annacquare la lirica e il pensiero.

A volte ci penso. Ho più anni di Leopardi, ma non sono ancora lontanamente riuscito a trovare la stessa forza di guardarmi intorno con la stessa lucidità. 

venerdì 21 novembre 2014

Lettera a MSF


Verona, venerdì 21 novembre 2014 (A.S. 2014-2015)

Caro Giovanni (Di Cera),
ringraziamo te e i Medici Senza Frontiere per l’intervento presso la nostra scuola. Quello di lunedì 10 novembre è stato un incontro con una realtà che un po’ già conoscevamo, ma non tutti e non poi così bene. In qualche riga, con l’aiuto dei nostri professori, ti vorremmo raccontare com’è andata.

Ovidiu A.  ha trovato l’incontro INTERESSANTE E COINVOLGENTE.
Massimo aiuto a chi non ne ha il minimo.
Sempre disponibili ad aiutare chi ne ha bisogno.
Frutto del lavoro di oltre quarant’anni: questa è la storia di Medici Senza Frontiere.

Giorgia U. ha trovato l’incontro DIVERSO DAL SOLITO.
Mi sembra che certe emergenze sanitarie vadano conosciute meglio da tutti.
Senza pregiudizi! Di razza, di popolazione o colore della pelle!
Finalità: Medici Senza Frontiere non cerca il business ma la solidarietà.

Pietro C.  ha trovato l’incontro MOLTO SIGNIFICATIVO.
Mi ha colpito il fatto che i Medici Senza Frontiere siano pronti a rischiare la vita.
Senza l’aiuto finanziario di tante famiglie sarà difficile mantenere un impegno importante.
Fare della costanza la base del proprio impegno: un grazie a Medici Senza Frontiere.

Sohail A. ha trovato l’incontro EDUCATIVO.
Medici internazionali che aiutano i malati senza assistenza nei paesi più poveri: grazie!
Spirito di fratellanza e di solidarietà: due valori irrinunciabili.
Farò in modo di studiare ancora meglio la geografia (una delle mie materie preferite) grazie a questo incontro.

Sara B. ha trovato l’incontro MOLTO ISTRUTTIVO.
Medici Senza Frontiere ha ricevuto il Nobel per  la Pace (1999).
Solidarietà e gratuità: sono due princìpi essenziali.
Forniscono aiuto, lo forniscono a tutti.

Eleonora C. ha trovato l’incontro RICCO DI SPUNTI.
Medici Senza Paura!
Salari bassi: i medici coinvolti non mettono lo stipendio al primo posto.
Forza di volontà: le malattie da curare sono una sfida quotidiana.

Luna P. ha trovato l’incontro VALIDO E INFORMATIVO.
Migliorano le condizioni di vita laddove sarebbero destinate a peggiorare.
Sono famosi per il fatto di non arrendersi mai.
Forniscono assistenza medica spesso in emergenza, ma garantiscono un’assistenza qualificata.

Gaia C. ha trovato l’incontro BENE ORGANIZZATO.
Mi sembra non sia un compito così facile intervenire in condizioni sanitarie tanto critiche.
Salvano ogni giorno centinaia di vite.
Francia: lì si è accesa la prima scintilla.

Queste sono le voci e le impressioni di alcuni di noi, che vogliamo unire a quelle degli altri nostri compagni di classe per sottolineare l’importanza di un impegno così prezioso in un mondo così complesso, nel quale non sempre c’è modo, tempo e disponibilità di mezzi per aiutare tutti quelli che ne avrebbero necessità.
E’ brutto constatare come il silenzio o ancor di più la non esatta conoscenza di molte situazioni di necessità possano essere cause di migliaia di morti.
E allora facciamola sentire forte la nostra voce!


La classe Terza M – scuola Betteloni

mercoledì 19 novembre 2014

ANDIAMO AL CINEMA - Interstellar, neanche fosse il dibattito sul PD

Giuro che non lo volevo fare. Non volevo scrivere questo pezzo, non volevo scrivere di fantascienza, non volevo scrivere di Interstellar, grande produzione da poco in uscita anche nei cinema italiani.
Lo farò ugualmente, mio malgrado, violando la regola aurea di non parlare di ciò che non si conosce bene (nel mio caso la fantascienza), un po' perché sta diventando sempre più tipico del mio carattere violare questa regola, un po' perché vari amici che stimo e apprezzo hanno detto la loro e io con loro volevo confrontarmi e a loro far arrivare il mio pensiero, un po' per sciogliere qualche inghippo.



Quando all'inizio di questo mese è uscito Interstellar ero contento. Contrariamente al mio solito ho assistito al secondo giorno di proiezione della pellicola (fa un po' specie usare ancora questo termine, ma è così poetico!) e fortunatamente quel veNERDì ero in ottima compagnia. L'inghippo è nato dopo.

Il film mi è piaciuto, ma non mi ha entusiasmato, come in generale non mi entusiasma la fantascienza. Gusti personali, per carità.
Il film mi è piaciuto perché aveva grandi ambizioni: l'ambizione di raffigurare un buco nero; l'ambizione di rilanciare la fantascienza in un'epoca nella quale altri sono i codici più affermati per raccontare certe storie sullo spazio-tempo; l'ambizione di completare un lavoro iniziato da Spielberg (il regista "secchione" quello che ha sempre fatto bene il suo lavoro, salvo dover girare "Indiana Jones" prima che certe Academies si accorgessero di lui); l'ambizione (e la passione) che i fratelli Nolan (insiemi ai danari) mettono in ogni loro progetto.
Il film non mi ha entusiasmato perché ultimamente sono diventato più esigente in fatto di cinema e non sempre le scelte registiche e di sceneggiatura mi hanno soddisfatto o convinto. Come Star Wars, in modo estremamente diverso certo, anche Interstellar è un film sulla paternità e di questo ritorno non sentivo proprio il bisogno. L'equazione (sacrosanta sia chiaro) "America USA = problemi col padre" spero venga presto aggiornata. L'individuazione di certe location (a parte i non certo inediti campi di mais, vedi equazione precedente... in versione agricola) invece non mi ha creato problemi o fastidi; piuttosto mi ha infastido il cinismo di Matt Damon in quanto presentato come colpo di scena, quando il cinismo/lotta per la sopravvivenza è ciò che più di evidente sotto il sole o all'interno di una qualsiasi galassia si possa trovare, quasi quanto la ricerca dell'amato ormai da lungo tempo (!) spacciato.
E poi c'è la questione della trama, delle sue più o meno accettabili incongruenze, sul fatto se / sul fatto qua / sul fatto là (io, vaccinato da Lost, percorro sicuro e supponente la mia via) ... insomma se l'orologio sia veramente tale (cioè testimone e misura fedele del tempo) o un abile McGuffin, come insegna(va) il buon Hitckcock.


In questa palude della trama io però non ci voglio entrare, anche perché è proprio qui che è nato l'inghippo. Sì, l'inghippo. Tutti che vogliono parlare e scrivere di Interstellar, poichè è il film del momento ovviamente: chi l'ha visto e sa di fantascienza, chi - come me e altri  - l'hanno visto e non sanno abbastanza di fantascienza e - udite udite udite (come mi pare emergere dal web) pure chi l'ha visto ma pensa di saperne di fantascienza e di cinema (come qui viene ben evidenziato).
Non sono stato certo l'unico a muovere qualche obiezione al film (e questo è un fatto che volenti o nolenti, "nolanti o non nolanti" va accettato). Forse va lasciato passare qualche giorno prima di tuìttare, postàre, discùtere, insomma mettere l'accento (e io, supponentemente, l'ho fatto) altrimenti la visione a caldo piacerà solo ai fans. A quel punto, passato qualche giorno ripeto, esprimetevi, senza pietà! Potrebbero anche esserci delle sorprese...
Troppo facile infatti prendere un film così ... così atteso, un film che ha dovuto sostenere costi enormi, che è stato caricato (giustamente) di molte aspettative e che per questo è stato (ingiustamente) troppo criticato quando non le ha soddisfatte tutte... prenderlo e stroncarlo.
Scusate... "2001 Odissea nello Spazio è un capolavoro" (altro fatto... attenzione non ho detto che è bello o semplice da seguire, anzi...): film datato 1968, io l'ho visto al cinema a dieci anni in ri-proiezione anni Ottanta e ricordo che molti - a parte io ancora quasi infante che non conto, e quindi stordito dall'età e dall'aver appena divorato il pranzo di Natale - molti dicevo, all'epoca non l'avevano nè capito, nè apprezzato (e forse nemmeno - azzardo - guardato con la dovuta cura). Interstellar non è monolitico, ma ha certo un suo spessore non fosse altro perché si affida a una libreria per darci la soluzione.


Insomma concludo dicendo che le recensioni a Interstellar potranno essere supponenti o meno, favorevoli o meno, ma io continuo ad avere la sensazione che supponenti o meno, favorevoli o meno, ormai lo siano diventate le recensioni stesse e non più il film in quanto oggetto di critica. Ormai siamo oltre l'oggetto, siamo alla visionarietà pura, all'allucinazione dell'opinione che si legittima per il fatto stesso di essere stata prodotta. Materia e antimateria per la critica filmica: siamo in buco nero!

Materia e antimateria

Tutti sostengono convinti e compatti che il cinema è prima di tutto immagine e che prima di tutto deve avere la capacità di emozionarci. Interstellar il suo dovere lo fa, anche se forse certi entusiami io li riservo per altro... e per altra. Per Matthew Mc Conaughey! Per Jessica Chastain, che ormai ha soppiantato Cameron Diaz nel mio cuore! E' già amore interstellare!



venerdì 14 novembre 2014

Lettera alla Gazzetta




Verona, 15 novembre 2014 – A.S. 2014-2015

Cara Gazzetta dello Sport,
un saluto a te e a tutti i tuoi lettori. Hai qualche minuto per ascoltare le nostre voci?
La nostra classe, una seconda media di Verona, si è occupata per quasi un mese di sport, fair play, doping e alimentazione.

Affidiamo la sintesi dei lavori a Maddalena M. S. appassionata di atletica.

In antologia abbiamo parlato molto dello sport, segnalando aspetti positivi e aspetti negativi.
In primo luogo praticare uno sport giova al corpo e alla mente, ci aiuta insomma a sfogare le nostre rabbie, specialmente quando la giornata non è andata così bene.
Inoltre, praticando uno sport, vinciamo la solitudine e impariamo a conoscere e, se possibile, a superare i nostri limiti.
Grazie al fair play (insomma, al gioco leale!) impariamo a vincere, ma non a tutti i costi e magari pure ad accettare l’eventuale sconfitta.
Purtroppo, proprio per non cadere nelle sconfitte, atleti anche importanti (addirittura di livello olimpico) ricorrono talvolta al doping, che in fondo, oltre ad essere sostanza vietata e illegale, è soprattutto nocivo per l’organismo.
Noi diciamo no alle “pozioni magiche” anche se possono effettivamente abbattere la fatica (come nel caso degli stimolanti), ridurre il dolore (come nel caso dei narcotici), ingrossare le masse muscolari (come nel caso degli ormoni), aumentare la forza atletica (come nel caso degli anabolizzanti), influire sull’urina e sul peso corporeo (come nel caso dei diuretici), per non parlare del relativo effetto mascherante.
Infine, ricordiamoci che anche l’alimentazione risulta di fondamentale importanza: mangiare correttamente ci aiuta a restare in forma e ad evitare perciò le gravi problematiche legate al sovrappeso, all’obesità o addirittura all’anoressia.

E poi c’è il lavoro del resto della squadra, ovviamente. Ecco alcune "pillole", tanto per restare in argomento...


EFFETTO BOOMERANG - Federico C. appassionato di basket
Non mi piace quando nello sport la fanno da padrone le polemiche o si parla solo delle squadre più importanti. Scusate se faccio… polemica!

CONSAPEVOLEZZE - Cristiana B. appassionata di tennis
Il doping subito sembra davvero un grande aiuto, fino a quando non vieni scoperto o ti rendi conto dei suoi effetti nocivi sul nostro corpo.

A RAGIONE O A TORTO - Rachele B. appassionata di ginnastica artistica
La parola chiave, secondo me, è fair play. Nella ginnastica, ad esempio, non sempre è facile accettare il responso dei giudici, ma un vero sportivo dovrebbe essere più forte di tutto, anche di un torto.

SPORTIVAMENTE - Riccardo C. appassionato di ginnastica artistica
Credo che lo sport vada praticato solo se ci si diverte, altrimenti fatico a considerarlo… uno sport.

IL BELLO, IL BRUTTO E IL CATTIVO - Isabella C. appassionata di pallavolo
Nello sport come nella vita ci sono luci e ombre, momenti negativi e momenti belli… è proprio questo… il bello! No al doping!

SCORCIATOIE VIETATE - Sofia C. appassionata di equitazione
Doping sono sia le sostanze, sia le pratiche vietate, non dimentichiamolo.

HELP! - Beatrice C. appassionata di nuoto
Nell’adolescenza il corpo è nel pieno del suo sviluppo, per cui va aiutato e rispettato. Ecco l’importanza di avere dei modelli corretti da seguire.

ACHTUNG! - Giuseppe D.M. tifoso dell’Hellas Verona
Il doping non è solo scorretto, è anche nocivo!

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI - Luca L. appassionato di basket
Io leggo la Gazzetta tutti i giorni e mi auguro che il vostro giornale continui a migliorare, senza occuparsi troppo di cronaca non sportiva e limitando la pubblicità, continuando inoltre a proporre inserti ed allegati all’altezza.

CHI PULISCE MEGLIO DI… - Nicola L. tifoso del Brasile
Vogliamo essere sicuri che i campioni che fanno la pubblicità siano puliti.

SOCIAL NETWORK - Alessandro M. appassionato del basket italiano
Lo sport è il nostro vero social network.

LO SPORT E’ DONNA - Chiara M. M. appassionata di ginnastica artistica
Già nei mosaici dei Romani sono raffigurate le donne che  praticano una sorta di pallavolo.

DANCE WITH ME - Adelaide M. tifosa della Juventus
Io mi dedico con passione alla danza (hip hop) e seguo il calcio: trovo che un bravo calciatore, in quanto a coordinazione, non è poi diverso da un bravo ballerino. Se poi è pure carino…

SPORT E NOBILTA’ - Enrico M. tifoso di Andrea Pirlo
Aiutare i propri avversari può anche essere un gesto nobile. Provare per credere.

SPAZIO GIOVANE - Mattia M. appassionato di tennis
Gentile direttore, io amo il tennis e vorrei che avesse più spazio. Il calcio, secondo me, non sempre è di esempio per noi giovanissimi.

PILLOLA ANTISTRESS - Alice N. appassionata di pallavolo
E’ importante praticare regolarmente attività sportiva. Non è il doping, quindi, che riduce il nostro stress, casomai ce lo crea!

TUTTO INTORNO A ME - Matilde P. appassionata di ginnastica artistica
Sport e alimentazione li ritroviamo dappertutto: nelle canzoni, nell’arte, nella pubblicità.

MENS SANA IN CORPORE SANO - Nicolò P. appassionato di calcio
Lo sport vero fa bene a noi ragazzi sia sul piano fisico, sia su quello mentale e morale.

I HAVE A DREAM - Francesca R. tifosa dell’Hellas Verona
Che bello sarebbe fare di ogni incontro sportivo una festa, presentata da veri e propri ambasciatori dello sport.

BENE BENE - Federico T. appassionato di calcio
Per gareggiare bene, bisogna prima aver mangiato “bene”.

MAGARI FARO’ LA GIORNALISTA - Silvia T. alunna dalle passioni nascoste
Non amo e non seguo lo sport ma nei compiti di antologia ho dovuto scrivere un’intervista sul doping.

PERCHE’ SOLO IO? - Anastasia U. appassionata di nuoto
Io pratico nuoto da quasi tre anni e mi alleno quasi due ore, quasi tutti i giorni, per poi gareggiare la domenica. Solo io faccio così? Questo è il mio doping.

IL MATTINO HA L’ORO IN BOCCA -  Elia Z. appassionato di calcio
La colazione è il pasto più importante della giornata e spesso non viene sufficientemente valorizzato.

Luca G. (professore di italiano – profguerreschi@gmail.com) appassionato di... football australiano
I nostri ragazzi hanno le idee chiare sullo sport: amano praticarlo, soprattutto se di squadra, ma spesso sono i primi a risentire dell'importanza che il risultato sembra, in assoluto, sempre più assumere. A volte – devo confessarlo, mea culpa - la Scuola non li aiuta, perché essa, per prima, li carica di continue prove e li sottopone a quotidiani confronti non sempre rassicuranti. Mi auguro che questa piccola attività proposta circa fair play, doping e alimentazione li abbia incoraggiati a dimostrare maggiore e piena fiducia nello Sport.


In conclusione, cara Gazzetta, ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato; ci scusiamo se ci è scappata (siam ragazzi!) qualche piccola osservazione e Ti auguriamo di riuscire sempre a dare spazio e voce a tutti gli sport.
Senza lo sport, infatti, non sapremmo proprio come sentirci dei grandi campioni, quando negli allenamenti e nelle partite lo pratichiamo, e i primi tifosi della nostra squadra o del nostro idolo, quando da giocatori ci trasformiamo in accesi sostenitori.

Un appassionato saluto  


Gli alunni della classe SECONDA, sezione I – Scuola Vittorio Betteloni (Vr)


giovedì 13 novembre 2014

2014 - The year of the cat

Tutto è cominciato quando mia sorella sarebbe dovuta andare in vacanza. "Chi mi tiene Skipper?" ha domandato. E io mi sono prontamente trasformato in cat sitter.
Così, agli inizi di agosto quando chi fa il mio lavoro ringrazia ed è contento di fare questo lavoro, il mio 2014 ha cominciato a essere messo sottosopra e a diventare...

... the year of the cat!!

Poi, il giorno 11 novembre 2014, ecco arrivare la definitiva consacrazione!

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 11 novembre 2014

Durante il servizio civile, correvano gli anni 1995 e 1996...


... spesi gran parte della mia paga militare in cd musicali nel mitico negozio dei "Dischi volanti" di via Fama a Verona (e a proposito di negozi di "Dischi Volanti": seguite su Twitter quello di Milano, non rimarrete delusi).


Insomma, Cat Stevens è stato l'artista per il quale ho versato (non senza soddisfazione) il maggior numero di banconote (le lire di allora). Erano anche gli anni nei quali cominciavo a strimpellare la chitarra e nei quali gli accordi di "Father and Son" hanno cominciato a entrare nel mio limitatissimo repertorio. E cosa dire della voce di Cat Stevens, che ormai preferiva essere chiamato Yusuf Islam (articoletto da leggere), quella voce rimasta incantevole per tutti questi anni?

Memore di tutto ciò e consapevole che di album così non se ne incidono più...


... sono partito alla volta di Milano con il mio fido brother per gustarmi una serata piacevole, proprio nel bel mezzo di un periodo sovraccarico di impegni e scadenze un po' per tutti noi (anche a costo di rinunciare a qualche preziosa ora di sonno ristoratore), proprio in giorni nei quali chi fa un lavoro come il mio impreca e si lamenta, "disperato" di fare questo lavoro.

È così finalmente giunta la fatidica serata a Milano per cantare (quelle due/tre parole di inglese che conosco e capisco...) insieme a Cat "barba lunga" Stevens (curiosamente simile al buon De Gregori per look e vena di riarrangiare i suoi classicissimi) ma soprattutto per ascoltarlo!
Il Nostro, che recentemente è stato inserito nella Rock and Roll All of Fame, ha praticamente proposto due concerti in uno (spaziando dai suoi classici al blues), per un concerto nemmeno troppo lungo (poco più di due ore effettive) con grande grandissima soddisfazione però di tutto il pubblico presente ad Assago.

Tra i classici ha emozionato "Sad Lisa"
(qui in una esecuzione live datata 1976)

Tra le novità segnalo "Dying to Live"


Tra le particolarità "Tell'em i'm gone", eponima dell'album, con quel "Take this hammer" che ha subito richiamato in me e in Marco altre versioni celebri (come quella seguente).




Grazie per questo bel concerto!


martedì 4 novembre 2014

4 novembre 1918

Il Bollettino della Vittoria, recante in calce la firma del generale Armando Diaz, annuncia che l´Impero Austro-ungarico si arrende all´Italia, in base all'armistizio firmato a Villa Giusti, nei pressi di Padova; in Europa la guerra si chiuderà poco dopo, il giorno 11.
Fu per l'Italia la vittoria (mutilata!) della Prima guerra mondiale e l'inizio di una nuova fase storica, che porterà prima al Ventennio e poi a un nuovo conflitto mondiale.
Il testo del bollettino, fuso nel bronzo delle artiglierie catturate al nemico, è esposto in tutte le Caserme e i municipi d'Italia. Qui a Verona potete trovarne parte del testo sulle targhe presso il Ponte della Vittoria, ponte che in città chiude idealmente il "percorso bellico" che comincia in via XXIV maggio, prosegue in piazza Vittorio Veneto e via 4 novembre, poco prima di via Diaz e accanto al quartiere "risorgimentale" di Borgo Trento. «... I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza».


Tutte le città italiane, comprese le più piccole frazioni, ospitano ancora oggi nelle loro piazze un monumento ai Caduti. Rivolgendo loro il mio saluto civile e patriottico, ricordando in particolare il nonno di mia mamma per sempre disperso dopo la rotta di Caporetto, vi rimando non senza commozione a una indelebile pagina di Luigi Meneghello, nella quale il "brombólo" oscilla su uno di questi monumenti a imperitura memoria dei nostri eroi di guerra.

I brombóli muoiono tranquillamente nel sonno; e siccome dormicchiano un po' sempre, sono esposti a un rischio continuo. Il brombólo è soprattutto un arrampicatore: appoggiandolo alle superfici del monumento ai Caduti in Castello, lui s'aggrappa al marmo e ràmpica pazientemente. Salivano sfruttando le minute rugosità del marmo, e i solchi delle lettere; cadevano senza preavviso, e si sentiva la piccola bòtta della nuca ai piedi dei paretoni bianchi. Il brombólo non muore quando batte la nuca; lo si mette in infermeria, a una dieta di minestra che si versa direttamente col cucchiaio sopra il malato, questi mangia e s'addormenta, ma spesso, secondo la sua natura, muore nel sonno con la pancia piena.
Ricordiamo ancora con affetto i nostri brombóli migliori, e specialmente quello bravissimo che si chiamava Soga. Gli altri partivano sullo spigolo a destra, raggiungevano subito ZANELLA e VANZO, più raramente STERCHELE e SAGGIN, qualche volta anche i primi PAMATO; uno si spinse una volta fino in mezzo alle P che sono dieci, poi cadde, batté la nuca e morì in seguito all'infermeria.
Ma Soga si spostava subito vivacemente a sinistra, passava LAIN, passava LAPPO, e poi su: su per GALIZIAN, fratello di mia zia Lena, via per FESTA, dove già stentavamo ad arrivare per fargli sicurezza con la mano. Quando passava i due DESTRO, entrambi 16 maggio 1916, non ci arrivavamo più neanche in punta di piedi; scendevamo dalla base e stavamo semplicemente a guardare.
Era solo ora. Solo con DE MARCHI Antonio, classe '95, con l'altro DE MARCHI un anno più vecchio; solo col lampo del sole sulle roccette dove c'è CIMBERLE. Avevamo paura per lui, lo vedevamo salire lassù di riga in riga, pareva che non finissero mai. Ma quanti ne sono morti in questo maledetto paese?
Si trepidava per Soga mandato così allo sbaraglio senza una vera ragione, piccolo lassù come un ometto che s'arrampichi sul Dente del Pasubio; come l'ultímo nome che si vede appena la in cima, AGOSTI Alessandro, zio di Sandro che rinnova il nome.
Di questi nostri brombóli ci fu un'epidemia nel 1598, onde fu murata nella chiesa parrocchiale una lapide: «Guastando li Brombóli le viti, la Comunità di Malo, fatto voto a S. Ubaldo Vescovo di Gubio di celebrare ogni anno li XVI Maggio solennemente la sua Festa, fu liberata...»
Questo registra il Maccà; aggiungo che attaccati a un filo e roteati nell'aria, anzitutto li Brombóli si sottraggono alla vista e si dissolvono in un cerchio vaporoso, come marroni salbèghi analogamente trattati; in secondo luogo emettono un lamento vibrante, essi normalmente muti, forse in memoria del macello di S. Ubaldo.

Noi non li prendevamo sulle viti, come forse i nostri compaesani di tre o quattro secoli fa, ma sui morari, dove parevano more. Erano cari compagni di scuola; ottima moneta; innocui, lenti, sonnacchiosi. Pareva incredibile che fosse una virtù sterminarli, com'era invece sottinteso.

(Luigi Meneghello, da “Libera nos a Malo”, pag.61 e 62 edizione BUR Rizzoli)

sabato 1 novembre 2014

OGNISSANTI

La festa di oggi si diffuse nell´Europa latina nei secoli VIII-IX. Il substrato è insomma quello rilevante della cultura cristiana latino-medievale, una cultura viva che ha prodotto formidabili ecclesiastici e uomini di fede, capaci di dare all'Europa radici importanti. San Martino di Tours tornerà il giorno 11 a ricordarci la centralità della fede nella vita dell'uomo di ieri e di oggi.
Intanto fate pure un salto sul sito di Leonardo Tondelli... potreste anche non rimanere delusi!
Inoltre, molto più prosaicamente, su Whatsapp oggi troverete molte foto profilo dedicate ai Santi.

Donate anche voi un lembo del vostro mantello!

Quella di oggi è una festa che celebra in blocco tutti i Santi (defunti), una festa che ha la peculiarità di riunire vivi e morti in un unica grande comunità (le radici celtiche sembrerebbero evidenti). È quindi soprattutto festa di speranza, e per i cristiani in particolare è un richiamo alla santità nell'aldiquà, prima che un monito all'aldilà.

Oltretutto, questa ricorrenza al giorno d'oggi è evidentemente legata ad Halloween (in inglese arcaico All Hallows Day, oggi All the Saints) e a me, tutto sommato, ciò non dispiace. Come, personalmente, non mi piace invece la tendenza, forse in verità un po' rientrata, di condannare la vena carnevalesca novembrina, gridando allo scandalo, quasi la degenerazione dei costumi abbia come scadenza il pieno autunno. "O tempora, o mores" sentenziavano gli Antichi, per cui abbiamo semplicemente il savoir faire che ci meritiamo: il richiamo bello ai santi non viene scalfito da un po' di colore e un po' di arancione (quello della zucca) penso che non possa guastare.


Forse più semplicemente ci dimentichiamo che il costume (quello di Halloween) è un modo per evadere anche in autunno da una realtà mai facile e sempre più complessa.
Ridere della morte è segno d'intelligenza, dato che la "vecchia signora" ride di noi fin da quando, già sospettosi e incavolati, emettiamo il nostro primo vagito.

Ops! Vi devo lasciare... suonano al campanello!